Tutto quello che devi sapere nel 2026 su TFR, tasse, riscatti e nuove regole dei fondi pensione.
Quando posso ritirare il fondo pensione? Quante tasse pago quando riprendo i soldi? E cosa succede al TFR che ho versato nel fondo?
Sono tre domande che mi vengono fatte molto spesso e che nel 2026 diventano ancora più importanti, perché sono cambiate diverse regole della previdenza complementare.
Il problema è che quando apri un fondo pensione tutto sembra abbastanza semplice: versi il TFR, magari aggiungi dei soldi di tasca tua e pensi alla pensione che avrai tra molti anni.
Poi il tempo passa, nel fondo comincia ad esserci una cifra importante e arrivano le domande vere.
Posso prendere tutti i soldi? Devo per forza trasformarli in una rendita? Quanto pago di tasse? Posso cambiare fondo? Se lo cambio perdo il contributo del datore di lavoro? E se quei soldi mi servono prima della pensione?
Provo a spiegartelo in maniera semplice partendo da due situazioni molto diverse che incontro nel mio lavoro.
Giorgio ha 64 anni e adesso vuole capire cosa può fare con il suo fondo pensione
Giorgio ha 64 anni e ormai la pensione non è più una cosa lontana.
Dieci anni fa sceglie di conferire il suo TFR al fondo pensione. Da quel momento il TFR che matura entra nel fondo e Giorgio decide anche di aggiungere periodicamente dei versamenti personali, perché vuole costruirsi qualcosa in più rispetto alla pensione pubblica.
Adesso però mi fa una domanda molto concreta:
“Alfonso, sono dieci anni che metto soldi qui dentro. Quando vado in pensione che succede? Posso riprendere i miei soldi? Me li danno tutti oppure una parte rimane nel fondo?”
Questa secondo me è la domanda giusta.
A Giorgio non interessa conoscere a memoria la legge sulla previdenza complementare.
Vuole semplicemente sapere cosa può fare con i suoi soldi.
La regola generale dice che puoi accedere alla prestazione del fondo pensione quando maturi i requisiti per la pensione prevista dal tuo sistema previdenziale e hai almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare.
Se vuoi leggere direttamente la norma ufficiale trovi qui l’articolo 11 del Decreto Legislativo 252/2005:
Decreto Legislativo 252/2005 – articolo 11
Questo però non significa che il fondo pensione rimane necessariamente chiuso fino al giorno nel quale vai materialmente in pensione.
Se sei vicino alla pensione esiste anche la RITA
Una possibilità importante si chiama RITA, cioè Rendita Integrativa Temporanea Anticipata.
In parole molto semplici, ti permette in determinate situazioni di utilizzare in anticipo il capitale che hai accumulato nel fondo pensione per accompagnarti fino alla pensione di vecchiaia.
Puoi accedere alla RITA, tra gli altri requisiti, se hai cessato l’attività lavorativa, hai almeno 20 anni di contributi nella previdenza obbligatoria, almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare e ti trovi entro cinque anni dall’età prevista per la pensione di vecchiaia.
Esiste poi una seconda possibilità per chi rimane inoccupato per più di 24 mesi: in questo caso, se ci sono gli altri requisiti previsti, la distanza dalla pensione di vecchiaia può arrivare fino a dieci anni.
Non voglio però trasformare questo articolo in un corso sulla RITA.
La cosa importante è capire che se hai 60, 62 o 64 anni e possiedi già un fondo pensione, prima di decidere cosa fare vale la pena controllare tutte le possibilità che hai.
Magari pensi di dover aspettare ancora diversi anni e invece la tua situazione permette una soluzione diversa.
Alice ha 40 anni e guarda il problema dall’altra parte
Alice invece ha 40 anni.
Per lei la pensione sembra ancora lontanissima e la domanda non è “quando potrò riprendere i soldi?”.
La sua domanda è:
“Alfonso, se comincio adesso a mettere soldi nel fondo pensione, quando arriverò alla pensione quante tasse pagherò? Vale veramente la pena bloccare dei soldi per così tanto tempo?”
È una domanda che capisco.
Quando hai 35 o 40 anni, pensare a qualcosa che succederà tra venticinque o trent’anni non è facile.
Però proprio il tempo è uno degli elementi più importanti della previdenza complementare.
Quante tasse paghi quando ritiri il fondo pensione?
Qui bisogna distinguere bene le cose, ma senza complicarle.
Sulla parte imponibile delle prestazioni pensionistiche tradizionali l’aliquota parte generalmente dal 15%.
Dopo il quindicesimo anno di partecipazione alla previdenza complementare, questa aliquota si riduce dello 0,30% per ogni anno successivo, fino ad arrivare al minimo del 9% dopo 35 anni di partecipazione.
Quindi attenzione.
Non significa che apri un fondo pensione e automaticamente alla fine paghi il 9%.
Per arrivare al 9% devi avere 35 anni di partecipazione.
Alice però ha 40 anni e quindi il tempo può lavorare a suo favore non soltanto per accumulare capitale, ma anche per ridurre la tassazione sulla prestazione finale.
E questo è uno dei motivi per cui iniziare prima può fare differenza.
Nel 2026 puoi dedurre fino a 5.300 euro
C’è poi il vantaggio fiscale durante gli anni nei quali versi.
Dal 2026 il limite ordinario dei contributi che puoi dedurre dal reddito è salito a 5.300 euro l’anno. Nel limite rientrano i tuoi contributi personali e l’eventuale contributo del datore di lavoro.
Il TFR, invece, non consuma questo limite.
Facciamo un esempio semplice.
Mettiamo che durante l’anno tu versi 3.000 euro nel fondo pensione e il datore di lavoro ne versi altri 1.000.
Ai fini del tetto di deducibilità sei a 4.000 euro.
Il TFR che entra nel fondo segue invece una strada separata e non va a ridurre i 5.300 euro disponibili.
Quanto risparmi realmente di tasse dipende però dal tuo reddito e dalla tua situazione fiscale.
Ed è questo il motivo per cui non mi piace dire genericamente:
“Il fondo pensione conviene.”
La domanda corretta è sempre:
“Quanto può essere utile il fondo pensione nella tua situazione?”
Anche i rendimenti hanno una tassazione particolare
I rendimenti maturati dal fondo pensione sono normalmente tassati al 20%, mentre sulla parte dei rendimenti riferibile ai Titoli di Stato e titoli assimilati si applica il 12,5%.
Dal 1° luglio 2026 è stata introdotta anche un’ulteriore agevolazione legata agli anni di permanenza nella previdenza complementare.
Superato il quindicesimo anno, l’aliquota ordinaria del 20% sui rendimenti può ridursi dello 0,25% per ogni anno ulteriore, fino ad arrivare al minimo del 15%.
Sono numeri importanti, ma anche qui non vorrei che il messaggio diventasse una sfilza di percentuali.
La cosa da ricordare è semplice: nel fondo pensione il tempo può incidere sia su quanto accumuli sia sul trattamento fiscale.
E se versi soldi che non riesci a dedurre?
Questo è uno di quei particolari che molte persone scoprono solamente dopo parecchi anni.
Se fai versamenti che non porti in deduzione fiscale, quelle somme non devono essere tassate nuovamente quando andrai a ricevere la prestazione.
Devi però comunicarle al fondo pensione.
La comunicazione dei contributi non dedotti deve essere effettuata entro il 31 dicembre dell’anno successivo al versamento oppure, se arriva prima, entro il momento nel quale nasce il diritto alla prestazione.
Sembra una piccola formalità.
Dopo dieci, venti o trent’anni, invece, può fare una differenza concreta.
Hai già un fondo pensione e non sai esattamente cosa stai facendo?
Magari mentre leggi ti stai facendo una domanda molto semplice:
“Va bene Alfonso, ma io il fondo pensione ce l’ho già. Come faccio a sapere se quello che sto facendo è giusto?”
È proprio questo il punto.
Durante una Consulenza Finanziaria posso controllare insieme a te quanto hai accumulato, quanto stai versando, dove sono investiti i soldi, quali costi stai sostenendo, da quanto tempo sei nella previdenza complementare, quali vantaggi fiscali stai utilizzando e quali possibilità puoi avere quando arriverà il momento di prendere i soldi.
Non serve arrivare alla pensione per fare questi controlli.
Anzi, prima li fai e più tempo hai per eventualmente correggere quello che non va.
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TFR e fondo pensione: cosa cambia nel 2026?
Questa è una delle novità più importanti e riguarda soprattutto i nuovi assunti del settore privato.
Dal 1° luglio 2026, per chi viene assunto nel settore privato, il meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare cambia.
Il lavoratore ha 60 giorni per esprimere la propria scelta.
Può scegliere dove destinare il TFR maturando oppure può rinunciare all’adesione automatica e mantenere il TFR secondo le regole previste.
Se non esprime una scelta nei termini previsti, entra in funzione il nuovo meccanismo automatico e il TFR viene destinato alla forma pensionistica individuata secondo le regole stabilite dalla normativa e dagli accordi applicabili.
Per questo, soprattutto se stai iniziando un nuovo lavoro, non lascerei passare quei 60 giorni senza capire cosa stai scegliendo.
Non perché il fondo pensione sia sempre migliore o peggiore del TFR lasciato fuori dal fondo.
Semplicemente perché è una scelta che può accompagnarti per molti anni e merita di essere fatta sapendo cosa stai facendo.
Il Ministero del Lavoro ha anche introdotto nel settembre 2026 il nuovo modulo TFR3 collegato alle nuove regole.
E il contributo del datore di lavoro? Qui cambia un’altra cosa importante
Un altro tema che interessa moltissimo i lavoratori dipendenti è il contributo del datore di lavoro.
In molti contratti, se versi la tua quota al fondo pensione previsto dagli accordi collettivi, anche il datore di lavoro versa un proprio contributo.
Sono soldi veri che entrano nella tua posizione.
Per questo non vanno ignorati quando confronti un fondo con un altro.
La novità importante è che dal 1° novembre 2026, una volta maturato il diritto al trasferimento, se sposti la posizione verso un’altra forma pensionistica complementare — anche un fondo pensione aperto o un PIP — continui a beneficiare del contributo del datore di lavoro previsto dagli accordi collettivi.
Il diritto ordinario al trasferimento della posizione scatta normalmente dopo due anni di iscrizione alla forma pensionistica.
Questa è una novità importante perché aumenta la possibilità di scegliere dove tenere la propria previdenza complementare senza perdere automaticamente il contributo dell’azienda.
Ma qui ti dico anche una cosa molto semplice.
Non farei il trasferimento leggendo soltanto un articolo su Internet.
È una norma nuova e prima di muovere i soldi controllerei il contratto di lavoro, il fondo attuale, l’anzianità maturata, il contributo dell’azienda, i costi e il fondo verso il quale vuoi trasferirti.
È esattamente uno di quei passaggi che preferisco affrontare durante una Consulenza Finanziaria personale.
La riforma nasce dalla Legge di Bilancio 2026, Legge 30 dicembre 2025 n. 199.
Puoi leggere qui il testo ufficiale:
Legge 30 dicembre 2025 n. 199 – testo ufficiale in Gazzetta Ufficiale
E qui trovi la spiegazione aggiornata del Ministero del Lavoro, che tiene conto anche delle modifiche intervenute successivamente nel 2026:
Ministero del Lavoro – tutte le novità 2026 sulla previdenza complementare
Quando vai in pensione puoi prendere tutto il fondo pensione?
Questa è un’altra domanda che mi fanno continuamente.
La risposta è:
non sempre.
La regola ordinaria consente di ricevere fino al 50% del montante finale sotto forma di capitale, mentre la parte restante viene utilizzata per una prestazione pensionistica.
Durante il 2026 si è parlato molto di portare questa percentuale al 60%.
La modifica era stata prevista inizialmente dalla Legge di Bilancio, ma la successiva Legge n. 112 del 25 giugno 2026 ha ripristinato il limite ordinario del 50%.
Questo è un esempio perfetto del motivo per cui bisogna stare attenti quando si leggono articoli non aggiornati.
Puoi trovare ancora oggi pagine che parlano del 60%, ma la regola vigente è tornata al 50%.
Ci sono casi nei quali puoi prendere il 100%?
Sì.
La legge prevede alcune eccezioni.
Una delle principali si verifica quando la rendita che deriverebbe dalla conversione di almeno il 70% del montante accumulato risulta inferiore al 50% dell’assegno sociale.
In quella situazione la prestazione può essere liquidata interamente in capitale.
Questo però è proprio uno di quei casi nei quali eviterei di fare i conti a occhio.
Alla persona interessa una domanda:
“Con i soldi che ho accumulato io, posso prendere tutto?”
Per rispondere bisogna guardare la sua posizione reale.
Nel 2026 hai anche più modi per ricevere i soldi
La riforma del 2026 introduce anche nuove modalità con le quali puoi utilizzare il montante quando hai maturato il diritto alla prestazione.
Oltre al capitale e alla rendita vitalizia, dal 1° luglio 2026 sono previste anche la rendita a durata definita e forme di prelievo più flessibili.
L’erogazione frazionata del montante, invece, diventa utilizzabile dal 31 ottobre 2026 e deve avere una durata non inferiore a cinque anni.
Queste nuove modalità non hanno tutte la stessa tassazione.
Per esempio, l’erogazione frazionata parte da un’aliquota del 20%, che può ridursi dello 0,25% per ogni anno oltre il quindicesimo, fino al minimo del 15%.
Ancora una volta, quindi, non basta scegliere la modalità che sembra più comoda.
Bisogna vedere quale ha senso nel tuo caso.
Se i soldi mi servono prima della pensione?
Un’altra frase che sento spesso è:
“Il problema del fondo pensione è che i soldi rimangono bloccati fino alla pensione.”
Non è esattamente così.
La legge permette alcune anticipazioni.
Per spese sanitarie legate a situazioni particolarmente gravi puoi chiedere fino al 75% della posizione, anche senza aspettare otto anni.
Dopo otto anni di partecipazione puoi chiedere fino al 75% per comprare o ristrutturare la prima casa per te o per i tuoi figli.
Sempre dopo otto anni puoi chiedere fino al 30% per altre esigenze personali.
Anche la tassazione cambia a seconda del motivo per il quale chiedi i soldi.
Le anticipazioni per gravi spese sanitarie beneficiano della tassazione agevolata che parte dal 15% e può ridursi fino al 9%.
Quelle per prima casa e ulteriori esigenze sono invece tassate al 23%.
Quindi:
poter prendere i soldi non significa automaticamente che sia conveniente farlo.
Prima guarderei sempre il motivo, l’importo che ti serve e cosa succede alla pensione integrativa che stai costruendo.
Le domande che mi fanno più spesso sui fondi pensione
Se raggiungo la pensione ma sono nel fondo da meno di cinque anni, posso prendere la prestazione?
Per accedere alla normale prestazione pensionistica complementare devi avere almeno cinque anni di partecipazione.
Quindi avere raggiunto i requisiti della pensione pubblica, da solo, non basta.
Se cambio fondo pensione perdo gli anni che ho già maturato?
No.
Il trasferimento non azzera l’anzianità di partecipazione alla previdenza complementare.
Gli anni maturati continuano a essere conteggiati anche nella nuova forma pensionistica e questo è importante anche per la tassazione.
Posso trasferire il fondo e continuare a ricevere il contributo del datore di lavoro?
Dal 1° novembre 2026, nei casi previsti dalla nuova disciplina, sì.
Una volta maturato il diritto al trasferimento, il contributo datoriale previsto dagli accordi collettivi può continuare anche se trasferisci la posizione verso un fondo pensione aperto o un PIP.
Essendo però una novità nuova e molto importante, prima di fare qualsiasi trasferimento controllerei personalmente tutta la situazione.
Posso prendere il 100% del fondo pensione?
In alcuni casi sì.
La regola ordinaria rimane però fino al 50% in capitale.
Per sapere se puoi rientrare nelle eccezioni che consentono di prendere tutto bisogna controllare il montante che hai accumulato e fare il calcolo previsto dalla legge.
Cosa succede ai soldi se muoio prima della pensione?
Il denaro non sparisce.
Prima della richiesta della prestazione, la posizione viene liquidata ai soggetti che hai designato. Se non hai indicato nessuno, viene liquidata agli eredi legittimi o testamentari.
Per questo, quando controllo un fondo pensione, una delle cose che vale la pena verificare è anche chi hai indicato come beneficiario.
È uno di quei dettagli che sembrano poco importanti finché non diventano importantissimi.
Quindi il fondo pensione conviene?
Questa è probabilmente la domanda più cercata e più fatta.
Però secondo me bisogna cambiarla leggermente.
Non chiederti soltanto:
“Il fondo pensione conviene?”
Chiediti:
“Il fondo pensione che ho io è adatto alla mia situazione?”
Perché Alice, che ha 40 anni, e Giorgio, che ne ha 64, non possono fare lo stesso ragionamento.
Cambiano il tempo che manca alla pensione, il reddito, il TFR, il contributo del datore di lavoro, la tassazione, il capitale accumulato, la capacità di risparmio e soprattutto il modo nel quale il fondo sta investendo i soldi.
Un comparto che può avere senso quando hai davanti trent’anni non è necessariamente quello che vorresti avere quando mancano due anni alla pensione.
Ed è proprio questo il punto.
Il vero errore è aprire il fondo pensione e dimenticarsene
Questa situazione la vedo spesso.
Una persona apre il fondo pensione.
Destina il TFR.
Comincia a versare.
Poi passano cinque, dieci, quindici anni e praticamente non lo guarda più.
Ogni anno arriva una comunicazione, magari viene aperta velocemente e poi finisce in un cassetto.
Finché un giorno la pensione comincia ad avvicinarsi.
Ed ecco che arrivano tutte insieme le domande.
Quanto ho accumulato?
Dove sono investiti i miei soldi?
Quanto sto pagando?
Quanto posso prendere in capitale?
Quante tasse pago?
Posso utilizzare la RITA?
Posso cambiare fondo?
Perdo il contributo dell’azienda?
Cosa succede al mio TFR?
Queste domande, secondo me, non vanno fatte soltanto quando mancano pochi mesi alla pensione.
Il fondo pensione fa parte del tuo patrimonio.
Va controllato durante il viaggio, non soltanto quando sei arrivato alla fine.
Se sei arrivato fino a qui hai già fatto una cosa importante: hai aumentato la tua cultura finanziaria e adesso conosci qualche regola in più per capire quello che hai davanti.
Ma non devi diventare un esperto di previdenza complementare.
Non devi passare le serate a leggere il Decreto Legislativo 252 del 2005.
Quello è il mio lavoro.
La cosa che puoi fare è prendere la tua posizione pensionistica e controllare cosa sta realmente succedendo.
Quanto hai accumulato.
Quanto versi.
Dove sono investiti i tuoi soldi.
Quanto stai pagando.
Quanto manca alla pensione.
Quali vantaggi fiscali stai utilizzando.
Come hai destinato il TFR.
Se hai diritto al contributo del datore di lavoro.
E soprattutto quali possibilità avrai quando arriverà il momento di utilizzare quei soldi.
Se vuoi, possiamo farlo insieme durante una Consulenza Finanziaria.
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Se questo articolo ti ha aiutato a capire qualcosa in più sui fondi pensione, sul TFR e sulla tassazione, hai già aumentato la tua cultura finanziaria.
Adesso il passo successivo è capire se quello che stai facendo oggi è adatto alla tua situazione personale.
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