Oro: la festa è finita o sta per ricominciare?

Lingotti e monete d’oro con grafico del prezzo e la scritta “Oro: la festa è finita o sta per ricominciare?”

Oro: perché chi lo ha comprato a gennaio si è pentito, e perché forse si sbagliava

A gennaio di quest’anno l’oro ha toccato un record storico: oltre 5.500 dollari l’oncia, in una singola seduta. Chi lo aveva comprato nei mesi precedenti si sentiva un genio. Le agenzie di stampa lo mettevano in prima pagina. In banca, dal parrucchiere, al bar: tutti parlavano di oro.

Poi, nei mesi successivi, è arrivata una correzione pesante. Il prezzo è sceso sotto i livelli con cui era iniziato l’anno. Gli stessi che a gennaio si complimentavano per essere entrati in tempo, a marzo si scusavano quasi per averlo fatto. E chi non aveva comprato ha tirato un sospiro di sollievo, convinto di aver scampato una fregatura.

Io questa cosa la vedo ripetersi dal 1994. Non con l’oro soltanto: con i BTP, con l’azionario, con le criptovalute. La gente insegue il prezzo, non il valore. E quasi sempre lo fa nel momento sbagliato.

Ti racconto due storie, perché rendono l’idea meglio di qualsiasi grafico.

Marco ha 54 anni e uno studio tecnico a Roma. A gennaio ha visto l’oro sfiorare i massimi storici e si è pentito di non averne comprato prima, quando costava molto meno. A marzo, con il prezzo sceso sotto i livelli di inizio anno, ha deciso di stare fermo e aspettare “che passasse la tempesta”. Ad agosto l’oro è tornato sopra i 4.400 dollari l’oncia. Marco è ancora fuori, e ancora indeciso.

Giulia, invece, ha 47 anni ed è un’imprenditrice nel settore moda, sempre a Roma. A febbraio, dopo la correzione, mi ha chiesto una cosa semplice: “Alfonso, l’oro ha smesso di funzionare o è solo una pausa?” Le ho spiegato quello che ti spiego oggi qui sotto. Ha deciso di entrare con una soluzione a capitale protetto, proprio nella fase in cui tutti scappavano. Oggi, con il ritorno sopra i 4.400 dollari, la sua scelta comincia a dare ragione a chi guarda ai fondamentali e non all’umore del mercato.

Perché l’oro si muove così, e perché il 2026 non è un’anomalia

L’oro non si muove a caso, e non si muove nemmeno seguendo la logica di un titolo azionario qualunque. Storicamente si muove per cicli lunghi, che durano in media 8-10 anni, con fasi di forte espansione seguite da fasi di assestamento anche brusco.

Il ciclo degli anni Settanta, in un contesto di inflazione alta e crisi energetica, ha portato il prezzo dell’oro a crescere di oltre il 1.500% in un decennio. Il ciclo tra il 2000 e il 2009, guidato dalla domanda crescente della Cina e da valutazioni di partenza molto basse, ha prodotto una crescita di circa il 500%.

Il ciclo attuale, partito negli ultimi anni, condivide con i precedenti gli stessi ingredienti di fondo: banche centrali che accumulano oro, debito pubblico ai massimi storici, un mondo più frammentato e meno disposto a fidarsi ciecamente del dollaro come unica riserva di valore. Ma in termini di performance, per ora, resta più contenuto rispetto ai cicli storici: la crescita registrata finora si aggira attorno al 250%, ben lontana dai picchi degli anni Settanta o del primo decennio degli anni Duemila.

Detto in parole povere: se guardi alla storia, il ciclo attuale dell’oro potrebbe non essere ancora arrivato al capolinea.

Le banche centrali non hanno smesso di comprare

Negli anni Cinquanta e Sessanta l’oro rappresentava una fetta enorme delle riserve delle banche centrali, intorno al 70-75%. Con la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e l’affermarsi di un sistema finanziario centrato sul dollaro, l’oro ha perso importanza progressivamente, fino a toccare un minimo attorno al 10% tra il 2010 e il 2011.

Da quel momento la tendenza si è invertita, in modo lento all’inizio e più deciso dopo il 2022. Oggi la quota di oro nelle riserve delle banche centrali è tornata attorno al 30%, ma resta comunque sotto i livelli del 1989. È come se il processo di riaccumulo fosse partito da qualche anno, ma fosse ancora a metà del suo percorso.

Un altro dato aiuta a inquadrare la portata del fenomeno. Storicamente il valore del debito pubblico americano è sempre stato ben superiore al valore aggregato delle riserve d’oro mondiali, riflesso del ruolo dominante del dollaro come valuta di riserva globale. Negli ultimi anni questo rapporto si è modificato in modo significativo, con l’oro che si è avvicinato e in alcuni momenti ha persino superato il valore di mercato dei Treasury USA negoziabili. Un asset reale che supera per valore il principale strumento finanziario di riserva al mondo non è un dettaglio da poco.

Perché anche le società minerarie contano

C’è una parte della storia che spesso viene dimenticata: quella dei gold miners, le società che estraggono l’oro. Quando il prezzo del metallo sale, i margini di queste aziende tendono ad amplificare il movimento, perché i loro costi di produzione restano relativamente stabili mentre i ricavi crescono con il prezzo dell’oro.

Non è un dettaglio marginale: oggi il settore minerario, tra tutti i comparti dell’indice S&P 500, mostra una marginalità media quasi doppia rispetto a settori considerati tradizionalmente più redditizi come la tecnologia o la finanza. In pratica, le società aurifere trasformano il movimento della materia prima in un vero e proprio motore di crescita degli utili, con un ritorno sul capitale spesso molto più consistente rispetto alla sola esposizione all’oro fisico.

Cosa è successo davvero nel 2026

Torniamo ai fatti concreti, perché aiutano a capire meglio la storia di Marco e Giulia.

Il record di gennaio, oltre 5.500 dollari l’oncia, è arrivato al culmine di un rally partito nel 2025. Poi tre cose, più o meno insieme, hanno innescato la correzione. La nomina di una nuova guida alla Federal Reserve ha rassicurato i mercati sull’indipendenza della politica monetaria americana, e questo ha tolto un po’ di ansia che si era accumulata sull’oro. Sono scoppiate tensioni militari in Medio Oriente, e paradossalmente qui l’oro ha reagito al contrario: alcuni operatori lo hanno venduto proprio per fare cassa in fretta. E si è raffreddata la domanda di alcuni grandi flussi di investimento asiatici che nei mesi precedenti avevano spinto forte sul prezzo.

Il risultato è stato un forte ridimensionamento del premio di valutazione che si era accumulato nel biennio precedente. Secondo l’analisi di WisdomTree, quel premio si è ormai quasi interamente riassorbito, riportando l’oro su livelli più coerenti con il suo valore di fondo. Da lì in avanti, secondo la società, i rendimenti futuri dipenderanno meno dall’euforia e più dai fondamentali macroeconomici veri e propri: inflazione, tassi d’interesse, andamento del dollaro.

Non a caso, superata la fase più acuta della correzione, l’oro ha ripreso a salire: ad agosto è tornato sopra i 4.400 dollari l’oncia, sostenuto dalle attese di un possibile allentamento dei tassi della Federal Reserve, dalla domanda ancora robusta delle banche centrali di Cina, India e Turchia, e da un contesto geopolitico che continua a spingere gli investitori verso i beni rifugio.

Attenzione: nessuno può garantirti che l’oro continuerà a salire. Questo non lo sa nessuno, e chi te lo promette con certezza non sta lavorando nel tuo interesse. Quello che i dati raccontano, però, è che i motivi strutturali che hanno sostenuto l’oro fino a oggi non sono affatto esauriti, e che le correzioni di prezzo, storicamente, fanno parte del percorso e non necessariamente la fine di un ciclo.

Il vero problema: come restarci dentro senza bruciarti i nervi

Qui arriva il punto che a mio parere conta più di ogni previsione. Il problema di Marco non era aver scelto l’oro. Era il come.

Comprare tutto e subito quando il prezzo è ai massimi, e vendere in preda al panico quando scende, è la ricetta perfetta per perdere sui due lati: si compra caro e si vende a sconto. Lo vedo succedere da trent’anni, con ogni asset, non solo con l’oro.

Per questo, quando un cliente mi chiede come stare dentro a un tema come l’oro senza dover indovinare il timing perfetto, gli parlo di soluzioni come AllianzGI Protection Gold&Miners 2031.

Si tratta di una soluzione con un orizzonte temporale di 5 anni, costruita con un doppio motore: da un lato una componente obbligazionaria orientata alla stabilità, che contribuisce a proteggere il capitale a scadenza; dall’altro una componente legata al potenziale di crescita di oro e società aurifere, per partecipare all’eventuale prosecuzione del ciclo rialzista.

In pratica funziona così. Se tra 5 anni il tema dell’oro non ha reso quanto sperato, a scadenza riprendi il capitale che hai versato. Se invece l’oro e i gold miners continuano il percorso che stiamo vedendo da qualche anno a questa parte, partecipi alla crescita generata. La controparte è Allianz, un gruppo con rating doppia A, quindi solidità che non è quella di un emittente qualunque.

È una soluzione pensata proprio per chi crede nel tema di fondo, ma non vuole vivere con l’ansia di aver comprato nel momento sbagliato, come è successo a Marco.

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Cosa ci dicono anche gli altri osservatori del mercato

Non sono l’unico a pensarla così. Diversi analisti ed esperti di settore, in questi mesi, hanno ribadito che la correzione dell’oro nel 2026 non chiude affatto la tesi d’investimento di lungo periodo, ma anzi la rende più solida perché elimina l’eccesso speculativo accumulato durante il rally. La domanda strutturale asiatica, gli acquisti delle banche centrali e la ricerca di beni reali in un mondo con debiti pubblici record restano, secondo diverse case di gestione, i pilastri su cui poggia il tema dell’oro per i prossimi anni.

Certo, resta vero che nel breve periodo la volatilità può essere elevata, e che le valutazioni di oro e gold miners, dopo un rally così importante, richiedono un approccio più equilibrato e meno impulsivo rispetto a un anno fa. Ma è proprio in questa fase, con meno euforia in giro, che spesso si trovano i punti di ingresso più ragionevoli.

Cosa puoi fare da subito, in concreto

Guarda il trend di fondo, non il titolo del giornale del giorno: i cicli dell’oro durano anni, non settimane.

Se il tema dell’oro ti interessa, valuta una soluzione che protegga il capitale a scadenza, non solo l’acquisto diretto del metallo o di un ETF puro.

Non decidere da solo su un tema così specifico: parlane con un professionista che possa guardare la tua intera situazione patrimoniale, non solo l’oro.

Evita di aspettare “il momento perfetto”: nella mia esperienza di oltre trent’anni, quel momento quasi sempre non arriva, e chi aspetta finisce per entrare comunque tardi, e per i motivi sbagliati.

Se dopo aver letto la storia di Marco e Giulia ti riconosci più nel primo, forse è il momento di cambiare approccio. Prenota qui la tua consulenza gratuita: ne parliamo con calma, senza fretta e senza pressioni.

E se prima vuoi farti un’idea di come lavoro, guarda le recensioni Google lasciate da chi ha già fatto questo percorso insieme a me.

L’oro non è la soluzione a tutto, e diffida di chi te lo racconta così. Ma ignorarlo solo perché il prezzo è sceso rispetto ai massimi di gennaio, esattamente come ha fatto Marco, è probabilmente l’errore opposto. Scrivimi per fissare una consulenza e valutiamo insieme, con i numeri alla mano, se questo tema ha senso per te.


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Alfonso Selva Consulente Finanziario che in autonomia e indipendenza collaboro con Allianz Bank

In qualità di Alfonso Selva, Consulente Finanziario che in autonomia e indipendenza collaboro con Allianz Bank, ho visto negli ultimi 30 anni che la vera differenza nella gestione del patrimonio non la fa il mercato, ma la strategia di accantonamento che scegli di adottare.

Dal 1994, metto la mia esperienza al tuo servizio per aiutarti a costruire un salvadanaio solido e a proteggere ciò che hai messo da parte con fatica. Oltre a essere un professionista iscritto all’Albo, sono un atleta che non si arrende mai e un padre che crede fermamente nel valore dell’educazione finanziaria per le nuove generazioni.

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Domande frequenti sull’oro come investimento

L’oro conviene ancora dopo la corsa degli ultimi anni?

Dipende da cosa intendi per “convenire”. Se cerchi un guadagno rapido e garantito, nessun asset te lo può dare, oro compreso. Se invece guardi al ruolo storico dell’oro come protezione e diversificazione del patrimonio, i motivi che lo hanno sostenuto finora restano validi.

Perché l’oro è sceso così tanto dopo il record di gennaio?

La correzione è arrivata da un mix di fattori: maggiore fiducia dei mercati sull’indipendenza della politica monetaria americana, tensioni geopolitiche che hanno spinto alcuni operatori a vendere oro per fare liquidità, e un rallentamento di alcuni grandi flussi di investimento asiatici.

È vero che l’oro non rende nulla finché non lo vendi?

Sì, l’oro fisico non paga cedole o dividendi come un’obbligazione o un’azione. Il suo rendimento arriva solo dalla variazione di prezzo. Per questo molte soluzioni di investimento lo abbinano ad altri strumenti per generare valore anche nel tempo.

Meglio comprare oro fisico o uno strumento finanziario?

L’oro fisico ha costi di custodia, assicurazione e minore liquidità immediata. Gli strumenti finanziari legati all’oro, come fondi o certificati, evitano questi problemi pratici, ma vanno scelti con attenzione alla struttura e ai rischi specifici.

Cosa sono i gold miners e perché se ne parla insieme all’oro?

Sono le società che estraggono l’oro. Il loro andamento in borsa è collegato al prezzo del metallo, ma spesso lo amplifica: quando l’oro sale, i loro margini crescono più che proporzionalmente.

Le banche centrali comprano ancora oro?

Sì, e in modo significativo negli ultimi anni, in particolare Cina, India e Turchia. È uno dei motivi strutturali più citati da chi guarda con fiducia al futuro dell’oro nel medio-lungo periodo.

Quanto oro dovrei avere in portafoglio?

Non esiste una percentuale valida per tutti: dipende dal tuo patrimonio complessivo, dagli obiettivi, dall’orizzonte temporale e dalla tua tolleranza alla volatilità. È una domanda da affrontare con un professionista, non da risolvere da soli con una regola generica letta online.

L’oro protegge davvero dall’inflazione?

Storicamente l’oro è considerato uno strumento di protezione dall’erosione del potere d’acquisto nel lungo periodo, anche se nel breve termine il suo prezzo può muoversi per motivi indipendenti dall’inflazione.

Cosa significa “soluzione a capitale protetto”?

Significa che, a una scadenza prestabilita, se il valore dell’investimento è sceso, ricevi indietro il capitale che hai versato all’inizio. Se invece è salito, partecipi alla crescita. La protezione vale solo a scadenza, non se esci prima.

Cosa succede se ho bisogno dei soldi prima della scadenza dei 5 anni?

In una soluzione a capitale protetto puoi comunque uscire prima, ma in quel caso la protezione non si applica: il valore dipende dalle condizioni di mercato del momento, e potresti ricevere meno di quanto versato.

Perché scegliere una soluzione a capitale protetto invece di comprare oro direttamente?

Perché toglie l’ansia di dover indovinare il momento perfetto per entrare. Chi compra oro direttamente è esposto in pieno alle oscillazioni; chi sceglie una soluzione a capitale protetto partecipa al potenziale rialzo con un paracadute a scadenza.

L’oro è un investimento sicuro al cento per cento?

No, nessun investimento lo è, oro compreso. Il prezzo dell’oro può scendere anche in modo significativo, come si è visto quest’anno. La sicurezza di una soluzione a capitale protetto riguarda il capitale versato a scadenza, non il prezzo dell’oro in sé.

Quanto dura in media un ciclo dell’oro?

Storicamente tra gli 8 e i 10 anni, con fasi di forte espansione alternate a fasi di assestamento anche brusco, come quella vissuta nella prima parte di quest’anno.

Conviene investire in oro tutto in una volta o gradualmente?

Entrare gradualmente riduce il rischio di comprare tutto nel momento sbagliato, ma la scelta giusta dipende dalla tua situazione specifica e dalla soluzione scelta. Anche su questo, meglio ragionarci insieme a un professionista piuttosto che decidere da soli.

Come faccio a sapere se questa soluzione è adatta a me?

Non lo sai finché non guardi la tua situazione patrimoniale completa: obiettivi, orizzonte temporale, altri investimenti già in portafoglio. Per questo l’unico modo serio di rispondere è una consulenza dedicata, non un articolo o un video generico.

Alfonso Selva Consulente Finanziario Roma dal 1994
Alfonso Selva, Consulente Finanziario che in autonomia e indipendenza collaboro con Allianz Bank dal 1994.

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